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venerdì 28 gennaio 2011

Biocarburante: i ricercatori italiani “convincono” le alghe a produrne di più

Le alghe usate per fare i biocombustibili soffrono di “stress”, che le rende meno efficienti, ma si possono “convincere” a produrre di più. Lo ha scoperto uno studio dell’Università di Verona, pubblicato dalla rivista “Plos Biology”, che ha prodotto alcuni ceppi geneticamente modificati pronti per essere testati.

Le alghe negli ultimi anni sono diventate oggetto di studio nel campo dell’energia verde per il loro alto contenuto di grassi, che possono essere trasformati in biodiesel senza i problemi sociali derivanti dall’uso di piante altrimenti destinate al consumo umano. Inoltre, questi combustibili non aumentano il livello di CO2 nell’atmosfera e possono essere prodotti direttamente dall’energia solare, una risorsa di cui il nostro paese è ricco.

Le centrali finora realizzate, però, non sono molto vantaggiose dal punto di vista economico: “Il problema è che in situazioni di stress, come la sovrappopolazione nei bioreattori, le alghe reagiscono convertendo la luce in calore e non in massa – spiega Roberto Bassi dell’ateneo veronese. – Noi abbiamo scoperto che responsabile di questo switch, sia nelle piante che nelle alghe, è una classe di proteine chiamata LhcSr3”.

Il gruppo diretto da Bassi, in collaborazione con alcuni centri tedeschi e statunitensi, ha sviluppato alcuni ceppi di alghe in cui queste proteine sono “silenziate”: “In laboratorio questi ceppi funzionano molto bene, con un’ottima produzione di biomassa – spiega l’esperto. – Ora li stiamo per testare in alcuni bioreattori tedeschi, ed entro un anno sapremo se funzionano anche nella pratica. Quella delle collaborazioni straniere è l’unica strada per portare avanti queste ricerche, perché nel nostro paese non ci sono abbastanza fondi”.

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