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lunedì 20 dicembre 2010

Una nuova forma di energia rinnovabile direttamente dalle nuvole

Mark Moore, ricercatore della NASA, potrebbe aver scoperto una nuova forma di energia rinnovabile. Dei nanotubi di lunga portata che raggiungono le nuvole potrebbero alimentare una turbina che vola dai 600 metri ai 9 km di altezza per raccogliere energia eolica da inviare sulla Terra. Il macchinario potrebbe avere una forma di dirigibile con una turbina sul retro o un palloncino con alette che ruotano, un paracadute o un aquilone. Ognuna di queste idee è attualmente al vaglio degli scienziati.

Moore lavora come ingegnere aerospaziale presso l’Analysis Systems Branch del NASA Langley Research Center, e sta sfruttando un fondo da 100.000 dollari per realizzare la sua idea. “E’ il primo tentativo di ricerca finanziato dal governo federale che riguarda il vento catturato da piattaforme nell’aria” ha spiegato Moore che paragona lo sviluppo dell’energia dal vento ai primi tentativi di far volare un apparecchio, “è come essere tornati nel 1903. Tutti hanno qualcosa da mostrare. Tutti hanno un modo diverso di farlo.”

I problemi però sono tanti e riguardano il traffico aereo che c’è oggi, ben diverso da quello che si sono trovati ad affrontare i fratelli Wright un secolo fa, a cui si aggiunge la difficoltà di trasmettere energia per via aerea. Moore ci tiene a specificare che non sarà la svolta che renderà l’energia pulita l’unica del futuro, ma solo un’altra fonte che affiancherà l’energia solare, gli impianti eolici a terra, le alghe e le altre soluzioni.

Potenzialmente però potrebbe essere ben più conveniente perché, ad esempio rispetto all’eolico classico, non ha bisogno di occupare grosse aree di terra come accade per i parchi eolici. Inoltre non ha bisogno di grande manodopera e non inquina. Secondo i suoi calcoli un apparecchio potrebbe rimanere per un anno in aria, scendere per un controllo di manutenzione e poi tornare di nuovo tra le nuvole. Inoltre potrebbe resistere ad oltre 100 tempeste, aspetto che permette di superare le difficoltà di operare tra le nubi.

Ma cosa c’è di diverso rispetto agli impianti classici? Un apparecchio che agisce a 600 metri da terra, secondo i calcoli dell’ingegnere, dovrebbe ottenere 2-3 volte il vento che raggiunge il suolo, permettendo di produrre da 8 a 27 volte l’elettricità di un parco eolico. Vien da sé che più si sale e maggiore è la produzione. L’apparecchio a 9 km di altezza riceverebbe vento costante a 240 km/h che significherebbe 20-40.000 watt per metro quadrato, circa 40-80 volte più del suolo.

Un altro aspetto positivo è che le centrali che ricevono l’energia possono trovarsi ovunque nel mondo, potenzialmente anche in mare, in modo da non “rubare” terreno che può essere destinato ad altri usi. Le difficoltà riguardano la progettazione, ancora a livello di idea e dunque tutta da sviluppare, e la difficoltà di non intralciare il traffico aereo, che sembra lo scoglio più grande. In ogni caso, con i giusti finanziamenti, Moore è convinto che questa tecnologia un giorno vedrà la luce.

Fonte: Ecologiae.com

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