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venerdì 03 luglio 2009

La nostra spesa e l’impatto ambientale: quanto incide il nostro cibo sull’ambiente.

Cibi Nostrani e Ecologia - Il Blog di Sorgenia - Img da www.italianfoodnet.comI comportamenti di acquisto responsabile di ciò che mangiamo possono concretamente contribuire alla riduzione dell’inquinamento e al risparmio energetico.
Prodotti come vino australiano, prugne cilene e carne argentina che devono percorrere migliaia di chilometri prima di giungere sulle nostre tavole ma che possono essere validamente sostituiti da prodotti “nostrani”: l’Italia vanta infatti 469 vini nazionali doc, docg e igt, ha il primato europeo nella quantità, varietà e sanità dell’ortofrutta e per quanto riguarda la carne non mancano prestigiose razze storiche come la Chianina, da cui si ottiene la bistecca fiorentina.

 

Altri esempi di cibo che si potrebbe sostituire con alimenti nazionali: l’anguria da Panama, la carne dal Brasile, l’aglio e il pomodoro dalla Cina, l’uva dal Sudafrica, i meloni da Guadalupe e il riso dagli Stati Uniti. Per alcuni di questi prodotti sono stati rilevati problemi di carattere sanitario: la Commissione europea è intervenuta per limitare le importazioni di carne brasiliana perché non soddisfa i requisiti sanitari dell’Ue, mentre sull’aglio cinese pesano tutte le perplessità provocate dalle emergenze che si sono verificate per gli alimenti provenienti dal Paese. E per gli altri prodotti, non ci sono motivazioni che ne giustifichino la scelta, anche considerando il fatto che acquistare quelli italiani durante la stagione produttiva garantisce maggiore risparmio e freschezza.
Consumando prodotti locali e di stagione e facendo attenzione agli imballaggi, una famiglia può arrivare ad abbattere fino a mille chili di anidride carbonica all’anno.

In Italia la Coldiretti, che ha stilato la “classifica dei cibi da evitare“, chiede l’introduzione dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di cibi, la disponibilità di spazi adeguati nella distribuzione commerciale e l’inaugurazione del primo circuito a chilometri zero. Nel 2008 è entrato in vigore il decreto che rende possibile organizzare mercati gestiti dagli agricoltori anche in zone centrali e con frequenza giornaliera, settimanale o mensile. La Coldiretti si è posta l’obiettivo di aprire almeno un farmer market in ogni città. Il primo è nato a Taranto. L’obiettivo è ripetere un’esperienza di successo di altri Paesi come Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti dove il fenomeno è in rapida espansione.

Intanto, sul sito www.campagnamica.it è possibile individuare nel proprio comune, provincia o regione le aziende agricole che vendono direttamente, selezionando anche le categorie di prodotto desiderate e le specialità garantite da marchio. Online anche l’elenco delle centinaia di distributori automatici di latte fresco direttamente dalle stalle.

Alcuni numeri:
- il vino australiano deve percorre oltre 16.000 chilometri con un consumo di 9,4 kg di petrolio e l’emissione di 29,3 kg di anidride carbonica
- le prugne cilene devono volare per 12.000 km con un consumo di 7,1 kg di petrolio che liberano 22 kg di anidride carbonica.
- la carne argentina viaggia per 11.000 km, bruciando 6,7 kg di petrolio e liberando 20,8 kg di Co2.
- un pasto medio percorre più di 1.900 km in camion, navi e/o aeroplani prima di arrivare sulla vostra tavola e spesso ci vuole più energia per portarlo al consumatore di quanto il pasto stesso provveda in termini nutrizionali.

Una maggiore attenzione nella scelta dei prodotti della nostra spesa contribuisce in modo davvero concreto alla lotta all’inquinamento: acquistare prodotti locali, meglio se biologici, o almeno nazionali è pratica facile ed efficace.

Fonte: Educambiente.tv
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